Il manifesto di Salute Donna da Roma arriva nelle Regioni

Il nostro manifesto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” sta facendo passi in avanti. Dopo la presentazione in Parlamento, adesso la questione passa alle Regioni che hanno competenza in tema di sanità.

Stiamo lavorando alla preparazione di intergruppi consiliari per la lotta contro il cancro in  Puglia, Veneto e Lazio – ha spiegato la presidente Anna Mancuso che nelle scorse settimane ha partecipato a Roma a un incontro sul  progetto – Dal 2014 ad oggi abbiamo presentato in Parlamento due mozioni partendo da due importanti documenti normativi in tema di salute e di oncologia”.

Si tratta del “Piano oncologico nazionale” e del “Piano guadagnare salute”, individuando in entrambi punti di forza e punti debolezza in stretta collaborazione con la Commissione tecnico scientifica.

Il nostro gruppo interparlamentare ha presentato alla Camera e in Senato mozioni, interrogazioni e ordini del giorno per stimolare un miglioramento dei punti di debolezza di quei piani – ha continuato la presidente – Fornendo suggerimenti e integrazioni per esempio sul perché pur fornendo ad alcune regioni i fondi, i pazienti ne preferiscano andarsi a curare in altre”.

Fondamentale è soprattutto la costante informazione e formazione sul territorio dei corretti stili di vita.

Ricordiamo che “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” è un manifesto per i diritti dei pazienti oncologici, realizzato e sottoscritto da “Salute Donna Onlus”, da altre associazioni di pazienti oncologici, da un copioso team di parlamentari di tutti gli schieramenti politici.

Con il manifesto si chiede

  • uniformità di cura e di prestazioni sanitarie su tutto il territorio per evitare viaggi della speranza
  • venga istituita un’Authority di controllo della qualità e dell’omogeneità delle prestazioni in collaborazione con le associazioni dei pazienti
  • in ogni Regione venga istituito almeno un Centro oncologico di riferimento che disponga di un servizio di genetica, che sia in rete con gli altri centri regionali specialistici e con il registro dei tumori
  • lo Stato si faccia carico delle spese per le trasferte all’estero qualora in Italia non ci fosse la possibilità di garantire quella cura
  • venga immesso in prontuario da parte di Aifa farmaci orfani o di eccezionale rilevanza terapeutica in un tempo massimo di 100 giorni dalla data di approvazione dell’Ema. 
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